Un'asset class spesso sottovalutata
Le materie prime — oro, petrolio, metalli industriali, prodotti agricoli — sono spesso assenti nei portafogli degli investitori italiani, che tendono a concentrarsi su azioni e obbligazioni. Questa assenza non è necessariamente un errore, ma vale la pena comprendere il contributo che le commodity possono offrire in un portafoglio diversificato prima di escluderle a priori.
Le materie prime non sono strumenti di crescita nel lungo periodo nello stesso senso delle azioni: non producono utili, non pagano dividendi, non si espandono come fanno le imprese. Il loro valore risiede nella funzione che svolgono all'interno di un portafoglio costruito con più classi di attivo.
Prima funzione: copertura dall'inflazione
Questa è la ragione più citata — e anche quella con il maggiore supporto empirico — per includere le materie prime in portafoglio.
Quando l'inflazione accelera, il prezzo di beni e servizi sale. Le materie prime — che sono alla base della produzione di quasi tutto: carburante, acciaio, cibo, plastica — tendono a salire insieme al livello generale dei prezzi, o addirittura ad anticiparlo. In molti casi sono le commodity stesse a guidare l'inflazione, essendo input fondamentali dell'economia reale.
Il confronto storico è eloquente:
- Anni '70: l'inflazione elevata ha devastato i rendimenti reali di azioni e obbligazioni, mentre le materie prime hanno registrato rendimenti reali positivi.
- 2021-2022: il rimbalzo post-pandemia con strozzature nelle catene di fornitura ha visto l'indice Bloomberg Commodity salire di oltre il 50% in 18 mesi, mentre le obbligazioni a lungo termine perdevano il 20-30%.
Questa copertura non è perfetta né sempre tempestiva: ci sono anni in cui l'inflazione sale e le commodity no, e periodi in cui le commodity scendono in un contesto di inflazione moderata. Tuttavia, nel medio-lungo periodo la correlazione tra prezzi delle commodity e inflazione realizzata è positiva e statisticamente significativa.
Seconda funzione: decorrelazione da azioni e obbligazioni
La correlazione delle materie prime con le principali asset class finanziarie è storicamente bassa o nulla:
- Correlazione commodity/azioni globali: circa 0,1-0,2 nel lungo periodo.
- Correlazione commodity/obbligazioni: circa 0,0-0,1 o leggermente negativa.
Questa bassa correlazione significa che aggiungere commodity a un portafoglio di azioni e obbligazioni può ridurre la volatilità complessiva del portafoglio senza rinunciare proporzionalmente al rendimento atteso — il principio fondamentale della diversificazione.
Tuttavia c'è un'importante precisazione: in alcune fasi di crisi acuta (come il crollo di marzo 2020), le correlazioni tra tutte le asset class tendono a convergere verso 1 mentre gli investitori liquidano tutto per fare cassa. In quei momenti le commodity non sempre funzionano da ammortizzatore. Questa è la differenza tra l'oro (che storicamente mantiene meglio la sua funzione di bene rifugio nelle crisi) e le commodity cicliche come petrolio e metalli industriali.
Comportamento storico nelle crisi principali
Crisi finanziaria 2008-2009
Le materie prime hanno subito un crollo severo insieme alle azioni, con l'indice Bloomberg Commodity in calo di circa il 35-40% tra l'estate 2008 e il minimo di febbraio 2009. Il petrolio è passato da 147 a 33 dollari al barile. L'oro, al contrario, ha tenuto molto meglio, perdendo marginalmente nel momento acuto per poi chiudere il 2008 in territorio positivo.
La lezione: in una crisi di liquidità generalizzata, le commodity cicliche non proteggono. L'oro svolge meglio la funzione di riserva di valore.
Periodo inflattivo 2021-2023
Le commodity hanno registrato una delle migliori performance degli ultimi decenni: l'indice Bloomberg Commodity ha guadagnato oltre il 60% dal minimo del 2020 ai massimi del 2022. Petrolio, gas naturale, grano, rame e alluminio hanno toccato massimi pluriennali o storici. Chi aveva in portafoglio anche una piccola quota di commodity ha beneficiato di questa fase, mentre chi era esposto solo ad azioni e obbligazioni ha subito il doppio colpo del rialzo dei tassi (negativo per le obbligazioni) e del rallentamento economico.
Decennio 2011-2020
Le commodity hanno registrato un lungo periodo di sottoperformance rispetto alle azioni globali, in parte per l'eccesso di offerta nel settore energetico (rivoluzione dello shale oil USA) e in parte per il rallentamento della crescita cinese. Chi avesse detenuto commodity in questo periodo avrebbe ottenuto rendimenti reali negativi o nulli.
Questo evidenzia il principale limite delle commodity come strumento di investimento a lungo termine: non hanno un rendimento reale strutturalmente positivo nel lungo periodo, a differenza delle azioni o delle obbligazioni. Il loro contributo al portafoglio è funzionale alla diversificazione e alla copertura da specifici rischi, non alla crescita del capitale.
Oro vs commodity diversificate: ruoli diversi
All'interno del macro-gruppo "materie prime", oro e commodity diversificate svolgono funzioni diverse:
| Caratteristica | Oro | Commodity diversificate | |---|---|---| | Funzione principale | Bene rifugio, riserva di valore | Copertura inflazione, ciclo economico | | Comportamento nelle crisi | Difensivo | Ciclico (tranne nelle fasi inflattive) | | Correlazione con azioni | Bassa/negativa | Bassa ma variabile | | Rischio contango | Assente (ETC fisico) | Presente per le commodity a futures | | Volatilità | Media (15-18%) | Alta (20-25%) |
Per questa ragione, molti portafogli diversificati includono entrambi: una quota di oro per la funzione difensiva e una piccola quota di commodity diversificate per la copertura dall'inflazione e il ciclo economico.
Quanto allocare: linee guida pratiche
Non esiste una risposta universale, ma alcune linee guida basate su ricerche accademiche e pratiche di gestione professionale:
Portafoglio conservativo (prevalenza obbligazionaria)
- Oro: 3-5%
- Commodity diversificate: 0-3%
- Totale materie prime: 3-8%
Portafoglio bilanciato (50% azioni, 50% obbligazioni circa)
- Oro: 5-10%
- Commodity diversificate: 3-5%
- Totale materie prime: 8-15%
Portafoglio orientato alla crescita (prevalenza azionaria)
- Oro: 5-10%
- Commodity diversificate: 3-7%
- Totale materie prime: 8-17%
Una regola generale: la quota complessiva di materie prime raramente giustifica di superare il 15-20% del portafoglio totale. Pesi superiori concentrano troppo il portafoglio in asset class che non producono reddito e aumentano la dipendenza dal ciclo dei prezzi delle commodity.
Implementazione pratica
Per un investitore retail italiano, l'implementazione più semplice prevede:
- Oro: tramite ETC fisici come IGLN o SGLN (5-10% del portafoglio).
- Commodity diversificate: tramite ETC come CMOD o prodotti simili (3-5% del portafoglio).
- Revisione periodica: ribilanciare almeno una volta l'anno per mantenere i pesi target, poiché le commodity hanno alta volatilità e i pesi possono deviare significativamente dai target nel giro di pochi mesi.
Conclusione
Le materie prime meritano un posto in un portafoglio diversificato, ma non come strumento di crescita: il loro contributo è nella protezione dall'inflazione e nella riduzione della correlazione con azioni e obbligazioni. La loro inclusione è particolarmente preziosa nei periodi di inflazione elevata, dove spesso azioni e obbligazioni soffrono simultaneamente. Allocazioni moderate (5-15% del portafoglio) e una corretta selezione degli strumenti sono la chiave per beneficiare di queste proprietà senza esporsi a rischi sproporzionati.